Le condizioni di vita e di studio degli universitari dagli anni novanta a oggi raccontate attraverso l’indagine Eurostudent (aggiornamento alla Settima Indagine)
I fattori di cambiamento

1. I fattori di cambiamento

Nel processo di cambiamento che ha interessato il sistema universitario italiano dagli anni novanta si può individuare l’effetto di diversi fattori. Alcuni di essi hanno agito dall’interno del sistema (fattori endogeni) altri dall’esterno (fattori esogeni). L’effetto congiunto di questi fattori ha generato mutamenti strutturali della condizione studentesca. Alla luce dei risultati delle sei indagini Eurostudent sin qui realizzate, sono stati individuati otto fattori strategici principali.

1.1 I fattori endogeni al sistema Università

1. Riforma dell’offerta formativa DM 509/1999 e DM 270/2004: la Riforma universitaria realizza una serie di cambiamenti che adeguano il sistema universitario italiano a un modello concordato con gli altri paesi dell’Unione Europea (accordi europei della Sorbona 1998 e di Bologna 1999). Gli obiettivi della Riforma sono: abbreviare i tempi di conseguimento del titolo di studio e ridurre gli abbandoni (drop-out); coniugare una preparazione metodologica-culturale, da sempre obiettivo della formazione universitaria, con una preparazione professionalizzante; creare un sistema di studi articolato su due livelli; facilitare la mobilità degli studenti a livello nazionale e internazionale attraverso l'introduzione del sistema dei crediti. Il Credito formativo universitario (Cfu) è uno strumento convenzionale di misurazione del carico di lavoro degli studenti per l’apprendimento in ogni fase dell’attività formativa. Un credito corrisponde a 25 ore d’impegno comprensivo di lezioni, studio individuale, laboratori, stage, lavori di gruppo, relazioni e misura l'attività necessaria al raggiungimento dell’obiettivo formativo. La nuova organizzazione degli studi universitari è articolata in:

- un primo livello rappresentato dai corsi di laurea (L), che durano tre anni, ed hanno l’obiettivo di assicurare allo studente un’adeguata padronanza di metodi e contenuti scientifici generali, nonché l’acquisizione di specifiche conoscenze professionali; al termine dei corsi, infatti, dopo aver acquisito 180 crediti, si consegue un titolo già idoneo per l’accesso al lavoro;

- un secondo livello rappresentato dai corsi di laurea specialistica (LS), che durano due anni e prevedono l’acquisizione di 120 crediti aggiuntivi rispetto alla laurea (quindi lo studente al raggiungimento della laurea specialistica avrà complessivamente acquisito 180 + 120 = 300 Cfu; con la laurea specialistica si consegue un titolo che assicura una formazione di livello avanzato per l'esercizio di attività di elevata qualificazione in ambiti specifici. 

Il DM 270/2004 ha introdotto una razionalizzazione dell’offerta formativa ponendosi i seguenti obiettivi principali: migliorare l’efficacia, la qualità e la coerenza dei corsi di studio, nell’ottica di una maggiore convergenza entro il quadro europeo previsto dal processo di Bologna; correggere alcune tendenze negative emerse nella prima applicazione del DM 509/1999; favorire un’effettiva mobilità degli studenti e generalizzare altre azioni di miglioramento del sistema; innescare una differente dinamica di competizione fra gli atenei (da una competizione quantitativa a una competizione qualitativa). Una delle azioni di razionalizzazione del sistema è stata la riduzione del numero di corsi di primo ciclo, nonché l’introduzione di un numero massimo di esami sia nelle lauree (L) che nelle lauree magistrali (LM, già lauree specialistiche). Per conseguire la Laurea lo studente deve avere acquisito 180 Cfu distribuiti in un massimo di 20 esami. Per conseguire la Laurea magistrale lo studente deve avere acquisito 120 Cfu, distribuiti in un massimo di 12 esami.

La Riforma dell’offerta formativa ha generato cambiamenti su tutti gli aspetti della condizione studentesca. In particolare essa ha influenzato alcune caratteristiche fondamentali della popolazione studentesca quali l’età media e la composizione sociale (ingresso di nuovi gruppi di studenti), ha prodotto cambiamenti nella condizione degli studenti (crescita degli studenti pendolari), cambiamenti nel bilancio del tempo settimanale (aumento delle ore di lezione) ed anche sulla mobilità internazionale (riduzione della quota di studenti “mobili” nel primo ciclo). 

2. Moltiplicazione del numero di corsi di primo ciclo (L): la prima attuazione del DM 509 da parte degli atenei ha visto l’emergere, a lato della riorganizzazione dell’offerta formativa, di due fenomeni. Il primo ha riguardato l’aumento del numero di corsi di primo ciclo (L) che aveva lo scopo di diversificare l’offerta formativa delle università e quindi attrarre un maggior numero di studenti (un vero e proprio meccanismo di marketing: diversificando l’offerta si aumenta la domanda). Il secondo, ha riguardato la realizzazione di un iter di apprendimento complesso e frammentato che prevedeva una distribuzione dei crediti formativi necessari per il conseguimento del titolo in un numero elevato di esami. L’effetto più evidente di questi meccanismi sulla condizione studentesca ha riguardato la struttura della domanda di formazione. La diversificazione dell’offerta ha attratto non solo un numero maggiore di studenti “tradizionali”, che si sarebbero iscritti comunque all’università; ma è riuscita ad attrarre anche studenti “nuovi”, che senza la nuova e articolata proposta di formazione non si sarebbero probabilmente iscritti all’università.

3. Riforma del sistema DSU: l’ultimo intervento strutturale (Dpcm 9/04/2001), alla luce della Riforma dell’offerta formativa, ha determinato tra le novità più importanti la ridefinizione dei requisiti di merito per accedere ai benefici (essi sono stati stabiliti in rapporto ai crediti formativi), norme più rigide per il mantenimento dei requisiti di merito e introdotto i livelli minimi di prestazione. Gli effetti più evidenti di questo intervento riformatore sono visibili nella quota di studenti che accedono agli aiuti economici. L’aumento complessivo del numero di studenti e il conseguente ingresso di nuovi gruppi in condizioni socio-economiche svantaggiate, ha contribuito ad aumentare la domanda di aiuti. Nel contempo le risorse a disposizione del sistema DSU sono cresciute lentamente e ciò ha determinato difficoltà progressiva nel soddisfare la domanda.

4. Piani di sviluppo del sistema universitario: avviati nel corso degli anni ottanta e novanta (leggi n. 590/1980 e n. 245/1990), avevano tra i loro obiettivi l’apertura di nuove università e nuovi poli formativi. Uno degli effetti attesi di questi piani è stato la diffusione delle sedi universitarie sul territorio nazionale. Tale aumento ha favorito, insieme con altri elementi, la diffusione nell’ultimo decennio del pendolarismo studentesco.

5. Risorse finanziarie disponibili: il modello attuale di finanziamento del sistema universitario italiano si è sviluppato con l’attuazione dell’autonomia finanziaria delle

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