Le condizioni di vita e di studio degli universitari dagli anni novanta a oggi raccontate attraverso l’indagine Eurostudent (aggiornamento alla Settima Indagine)
La mobilità internazionale

10. La mobilità internazionale (%)




? Il numero degli studenti che sono stati in mobilità è cresciuto moderatamente negli anni novanta superando, alla vigilia dell’avvio della Riforma dell’offerta formativa, il dieci per cento del totale.

? Nei primi anni duemila l’Indagine ha registrato, a seguito dell’avvio della Riforma dell’offerta formativa, una riduzione della mobilità nel primo ciclo di studi, accompagnata in molti casi (per quelli che progettavano di proseguire gli studi dopo la laurea) dall’aspettativa di andare in mobilità nel secondo ciclo; negli anni più recenti la contrazione della mobilità fra gli iscritti ai corsi di laurea appare essere compensata dalle dimensioni della mobilità fra gli iscritti ai corsi di secondo ciclo.

 

La crescita della mobilità[1] negli anni novanta è dovuta alla progressiva diffusione dell’idea di un periodo di studio all’estero come componente “normale” dell’esperienza degli studenti. Questo fenomeno è stato sostenuto anche dal progressivo aumento del numero di programmi di mobilità e di aiuti e servizi offerti.

Nella prima fase di attuazione della Riforma dell’offerta formativa, la ragione della riduzione della quota di studenti in mobilità è stata in primo luogo la difficoltà a inserire un periodo di studi all’estero in un percorso formativo più breve di quello pre-Riforma. Le dimensioni della mobilità internazionale registrate dalla più recente edizione dell’Indagine riportano, grazie al contributo dell’esperienza degli studenti iscritti a corsi di secondo ciclo, la quota attuale a quella registrata circa dieci anni fa alla vigilia dell’avvio della Riforma. Questo dato può essere letto come un indicatore di riequilibrio ed assestamento del sistema.

Nella geografia della mobilità, nel corso degli anni l’Europa ha guadagnato importanza a scapito degli USA e di altre destinazioni, grazie al ruolo di sostegno alla mobilità giocato dal Programma Erasmus; Regno Unito, Spagna, Germania e Francia sono attualmente i primi paesi di destinazione della mobilità. L’importanza della mobilità Erasmus è aumentata negli anni, fino a fare di Erasmus il principale canale della mobilità organizzata; la mobilità autogestita continua però a essere preponderante ed è finalizzata in primo luogo allo studio delle lingue all’estero.

Le condizioni socio-economiche degli studenti (misurate dal livello di istruzione dei genitori) condizionano fortemente le possibilità stesse della mobilità. Senza grandi differenze negli anni, l’Indagine Eurostudent mostra che in tre casi su quattro la mobilità è stata finanziata quasi esclusivamente da risorse finanziarie proprie o provenienti dalla famiglia di origine.

La disponibilità insufficiente di mezzi economici è sempre stata indicata come il principale ostacolo alla mobilità da parte degli studenti. La difficoltà a sostenere i costi di un soggiorno all’estero rappresenta un problema soprattutto per gli studenti in condizione socio-economica svantaggiata; con il migliorare della condizione socio-economica gli ostacoli finanziari appaiono meno rilevanti e cresce il peso di motivi di natura soggettiva. Nella percezione soggettiva la conoscenza delle lingue estere ha visto ridursi negli anni il suo peso.



[1] Eurostudent quantifica il numero di studenti che, al momento dell’effettuazione delle singole edizioni dell’Indagine, avevano già avuto un’esperienza di mobilità internazionale per studio; il risultato non quantifica quindi le dimensioni finali della mobilità, che è più diffusa di quanto venga registrato dall’Indagine.

 

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